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Occlusione della vena retinica
Iniezioni intravitreali di farmaci anti–VEGF e aderenza terapeutica
Iniezioni intravitreali di farmaci anti–VEGF e aderenza terapeutica

Le iniezioni intravitreali di farmaci che inibiscono il fattore di crescita vascolare endoteliale (vascular endothelial growth factor, VEGF), o anti-VEGF, rivestono un ruolo cruciale nel trattamento di diverse patologie retiniche, inclusa l’occlusione venosa retinica (RVO)1,2. Tuttavia, fattori logistici, la motivazione individuale del paziente e altre variabili cliniche possono influenzare negativamente l’aderenza alla terapia, favorendo fenomeni di sotto-trattamento con potenziali ripercussioni sugli outcome di questi pazienti1,3.

Anti-VEGF e sotto-trattamento

Gli anti-VEGF svolgono un ruolo fondamentale nel ridurre l’angiogenesi e la permeabilità vascolare, con l’obiettivo di prevenire la perdita visiva in diverse patologie oculari, tra cui la RVO1,4. L’ampio utilizzo di queste iniezioni ha contribuito, infatti, a ridurre i casi di cecità e ipovisione4. Tuttavia, la loro efficacia dipende dall’aderenza dalla persistenza del paziente ai regimi terapeutici indicati, che solitamente prevedono la somministrazione regolare e, nella maggior parte dei casi, a lungo termine di iniezioni intravitreali1.

Nella pratica clinica reale, il numero di iniezioni a cui si sottopongono i pazienti dipende da molteplici fattori legati al paziente, tra cui il rapporto tra benefici visivi percepiti ed aspettative, la presenza di comorbidità, i costi a carico del paziente, il burden per il caregiver, la frequenza delle visite, la riluttanza a sottoporsi a iniezioni5. L’insieme di questi fattori incide sulla compliance e sul livello di aderenza terapeutica che, a loro volta, possono risultare in fenomeni di sotto-trattamento3,5. Ad oggi, infatti, il sotto-trattamento rappresenta una delle principali criticità nel percorso del paziente con RVO1,2.

Studi dimostrano, infatti, che i pazienti con RVO trattati con anti-VEGF tendono a effettuare un numero significativamente inferiore di visite e a ricevere un numero minore di iniezioni rispetto a quanto osservato nei trial clinici, con conseguenti outcome visivi nettamente peggiori3,4:

  • Il 28,8% dei pazienti in terapia anti-VEGF viene perso al follow-up, ovvero interrompe il trattamento per almeno sei mesi;
  • il 32% dei pazienti prende in considerazione l’idea di interrompere la terapia anti-VEGF;
  • il 18% dei pazienti non si presenta all’appuntamento programmato;
  • fino al 50% dei pazienti sospende il trattamento entro 24 mesi.

I motivi riportati dai pazienti per la mancata presentazione alle visite includono problemi amministrativi e organizzativi (28%) e scarsa motivazione (11%)3. Inoltre, una quota rilevante dei pazienti in trattamento è costituita da individui anziani, frequentemente affetti da comorbidità, in polifarmacoterapia e già soggetti a limitazioni nelle attività quotidiane prima ancora delle visite programmate. La presenza di patologie concomitanti rappresenta un ulteriore e frequente motivo di mancata presentazione agli appuntamenti, riportato nel 39% dei casi3. A questo si aggiunge il discomfort oculare, che determina un ulteriore burden sia per il paziente sia per il caregiver4.
Infatti, il 73% dei pazienti che salta l’appuntamento dichiara la necessità di essere accompagnato4. Infine, l’ansia associata alla somministrazione del farmaco e la percezione di un ridotto beneficio clinico, riportata nel 22% dei casi, rappresentano ulteriori fattori in grado di influenzare negativamente l’aderenza terapeutica3.

Domandando ai pazienti quali interventi possano migliorare la loro aderenza al trattamento, emerge che3:

  • nel 27% dei casi viene richiesta una riduzione dei tempi di attesa;
  • nell’11% la preferenza è essere seguiti sempre dallo stesso clinico;
  • nel 6% viene segnalata la necessità di una maggiore accessibilità alla struttura ospedaliera;
  • in un ulteriore 6% una riduzione del dolore durante le iniezioni intravitreali

Tuttavia, il 50% dei pazienti dichiara che nessun intervento specifico sarebbe in grado di migliorare la propria aderenza terapeutica3.

La presenza di una patologia retinica e la necessità di un trattamento continuativo con anti-VEGF rappresentano una sfida rilevante per i pazienti, sia dal punto di vista logistico sia sotto il profilo psicologico4. Comprendere bisogni, aspettative e timori dei pazienti è fondamentale per interpretare i livelli di motivazione e di aderenza terapeutica1-5.

  1. Shahzad H, Mahmood S, McGee S, et al. Non-adherence and non-persistence to intravitreal anti-vascular endothelial growth factor (anti-VEGF) therapy: a systematic review and meta-analysis. Syst Rev. 2023 Jun 2;12(1):92. doi: 10.1186/s13643-023-02261-x.
  2. VanderBeek BL, Yu Y, Oden N, et al. Visit Adherence and Visual Acuity in Study of COmparative Treatments for REtinal Vein Occlusion 2 (SCORE2). Ophthalmic Epidemiol. 2024 Feb;31(1):78-83. doi: 10.1080/09286586.2023.2187070.
  3. Naaman E, Yanir-Prat N, Shair-Nakhleh D, et al. Exploring Factors behind Patient Nonadherence to Intravitreal Anti-Vascular Endothelial Growth Factor Injections in Macular Diseases. Ophthalmic Res. 2025;68(1):221-227. doi: 10.1159/000543352.
  4. Wolfram C, Pfeiffer N, Hudde T, et al. The Psychological, Social and Behavioral Impact of Intravitreal Anti-VEGF Therapy: An Analysis from the ALBATROS Data. J Clin Med. 2023 Nov 30;12(23):7435. doi: 10.3390/jcm12237435.
  5. Narayanan R, Kelkar A, Abbas Z, et al. Sub-optimal gain in vision in retinal vein occlusion due to under-treatment in the real world: results from an open-label prospective study of Intravitreal Ranibizumab. BMC Ophthalmol. 2021 Jan 12;21(1):33. doi: 10.1186/s12886-020-01757-7.
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